
Urla fuori
dalla finestra, m’affaccio (perché un certo tipo di rissa m’incuriosisce)
“Não fala
mal do meu Pais não! Seu merda! Vivi nele!!! Seu merda!!!”
Un taxista
fuori dalla sua macchina che gridava a qualcuno – probabilmente l’ex
passeggero.
Gli gridava addosso con tanta forza e convinzione che non potevo non rimanere
lì ad ascoltarlo del semibuio della mia stanza.
Ripeteva di non parlar male del suo paese, di non parlar male del Brasile, doveva
viverlo e doveva viverci per farlo.
Con forza concludeva “Seu merda!” che sta per esser merda dentro e fuori, un
non valer nulla, o forse no... meno di nulla.
Chiaramente un paio di storielle in testa mi son venute in mente…
Cosa avrà detto l’ex
passeggero? Sarà stato ubriaco il
taxista? Magari il taxista è stato appena lasciato da una finlandese? Magari il
taxista stava parlando della vittoria del flamengo e si sarà sentito dire che
Ronaldinho è tutta una facciata?
Uhm... Potrebbe
ma non credo...
Il quartiere
dove vivo è un quartiere figo perché trovi un po’ di tutto. Scimmie, ricchi,
squattrinati, hippie con i soldi, straricchi, fuori di testa, pappagallini
verdi belli come il sole...
Detto questo secondo me è successo questo...
Il taxista, probabilmente
tifoso del botafogo che oggi ha perso contro il flamengo ai rigori, avrà preso
quel classico cliente rompipalle: tipico ricchetto che vive in un mondo tutto
suo e di altri quattro, ornato da golf, scarpe italiane, carte di credito,
macchinoni, soldi cash, vino importato, ristoranti cariammazzati, una moglie
che va dal parrucchiere almeno una volta a settimana e colleziona inviti di negozi
di vestiti...
Probabilmente il “vicino” avrà commentato di quanto la politica in Brasile
faccia schifo, o magari di quanto sia pericolosa la città, o magari di quanto
sia stufo di dover vivere in una città così poco evoluta, o più semplicemente di
quanto siano migliori le quadre europee paragonate a quelle brasiliane...
Uhm...Potrebbe essere...